La prima repubblica non si scorda mai.

LA VICENDA – Proprio l’esponente dell’Italia dei Valori, durante la trasmissione, aveva attaccato con veemenza Bocchino, accusandolo di aver negato assieme a tutta la maggioranza l’elezione di Leoluca Orlando alla commissione di Vigilanza. Alla sinistra di Bocchino c’era il senatore Latorre, alleato di Donadi. A un certo punto il vicepresidente del gruppo del Pd al Senato si muove in soccorso di Bocchino. Ripreso dalle telecamere, gli sfila di mano la penna e il giornale. Quindi scrive poche parole sul bordo inferiore del quotidiano. A quel punto lo ripassa a Bocchino e con la penna gli indica il messaggio ‘vergato’ a mano. È il consiglio di controbattere a Donadi tirando in ballo l’atteggiamento delle opposizioni, e dell’Idv in particolare, sull’elezione di Gaetano Pecorella alla Corte Costituzionale. Bocchino chiede la parola per replicare a Donadi. «Se voi ci avete detto no a Pecorella – dice Bocchino – perché noi non possiamo fare altrettanto con Orlando?». Passa qualche minuto e Latorre toglie ancora di mano al vicecapogruppo Pdl il giornale. Questa volta è per strappare il bordo scritto a mano. Ma commette un errore: avrebbe dovuto distruggerlo. E invece i giornalisti di La7 lo recuperano, fino a che Antonello Piroso decide di svelare cosa c’era scritto sul bordo del giornale: «Io non lo posso dire. E la Corte Costituzionale? E Pecorella?»

E così Villari, uomo della destra, anche spernacchiando Forza Italia, non si dimette, e rimane a capo del CDA della RAI, e non rompete le palle. È stato eletto, quindi è regolare, democrazia salva, che la concessione di questa poltrona sia sempre stata data all’opposizione, frega cazzi.

Innanzitutto è ormai tristemente chiaro che per "democrazia" si intenda solo "rispetto delle leggi". (Lasciamo perdere che in un paese di imbroglioni e mezzetacche come l’Italia, l’asserto in sé fa lacrimare dalle risate.)
E tutto questo "legalismo" è comunque ridicolo in sé. Ovvio che ci sia, come reazione ai millemila anni di furberie, politiche o meno, di noi gaudenti cittadini italiani che delle leggi ce ne occupiamo solo per "gabbarle".
Però di qui a promuoverlo, senza passare al via, a "bene ipso facto", proprio ne passa.

Leggi ce ne sono anche sotto ogni dittatura, e il seguirle non garantisce affatto democrazia.

A mio avviso quel che FA democrazia è proprio la prassi, civile più che politica. Però anche solo politica è meglio di niente, se proprio di civiltà è diffiicle parlare (nel senso che di civico, nella RAI, non c’è nulla, dato che al cittadino già poco civico di suo, quando non ha dei negri, o dei cinesi, o dei barboni, se non degli zingari, da bruciare o ammazzare di botte, al cittadino, dicevo, non rimane poi molto da partecipare allla costruzione di una televisione democratica, ma solo pagare e televotare).

Ergo, in sé, concedere all’opposizione il controllo che vengano rispettati i diritti di ogni parte (il CDA della RAI), è prassi democratica (riconosciuta da tutti come garante dei diritti di tutti).
Certo, fa un po’ ridere quando esistono svariati modi per aggirare questo controllo, dato che non solo rai 3 appoggia una parte politica, ma da sempre rai 1 è la televisione dei cattolici e rai 2 "un po’ come gira il fumo". Ma in sé, il concetto è questo ("la cosa concreta è questa", per gli adepti dell’azionismo puro).

Siamo tutti contenti di esserci sbarazzati della prima repubblica e i suoi compromessi, le sue ruberie, i suoi cadaveri eccellenti. Chi non lo sarebbe, dico.
Però, insieme alle erbacce e alle cacche di mucca di quella "democrazia", mi pare abbiamo buttato via tutto, prati fioriti, alberi e mucche stesse, e chi s’è visto s’è visto.

Sapete cosa sarebbe successo al tempo dei Craxi e dei Fanfani, nonché dei Berlinguer e degli Almirante, per questa faccenda del pizzino? Quello che faccio di solito nella rubrica "come ti imbocco il pupo", cioé avrebbero tutti quanti risposto a tono.

Alle accuse di inciucio e tradimento, Latorre avrebbe dovuto replicare:
"Ovvio che ho suggerito al mio nemico politico, Bocchino, quel che doveva rispondere… così il mio alleato, Donadi, avrebbe potuto controrispondere e metterlo a sedere definitivamente, con una classica e forte risposta stile dipietrista.
Ovvero: non accettare Orlando solo perché in precedenza IdV non aveva accettato Pecorella sono solo giochetti di scambi di favori, e che non si governa l’Italia in questo modo!
Se si hanno buone ragioni, non si temono domande e risposte,sia che arrivino dai nemici sia che arrivino dagli alleati. E io ho fornito a Bocchino, su un piatto d’argento, non un’obiezione che avrebbe messo in difficoltà Donadi, ma un’obiezione legittima che però è facilmente confutabile e mette a nudo un modo di fare pernicioso, poco onesto e inutile all’Italia."


E anche questa sarebbe stata prassi democratica.
E scusate se continuo a preferirla, in luogo della prassi attuale, che non definirei di regime, e basta, ma di "basso regime mentale".

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